Un mosaico, una villa e poi…?

L’ultima scoperta in ordine di tempo avvenuta sul sito di Vignale ha aperto un’ulteriore, inaspettata e interessantissima prospettiva sulle vicende del nostro insediamento in età tardoantica.

La storia del rinvenimento è romanzesca e meriterebbe un racconto dettagliato, ma basterà dire che la memoria visiva di un nostro affezionato e non più giovanissimo amico ci ha portato sulle piste di un capanno agricolo costruito nel nostro campo nell’800 e poi distrutto alla metà del secolo scorso.

Durante lo scavo, il capanno si è rivelato essere stato costruito sui resti di un edificio antico e la rimozione del suo pavimento rustico ha rivelato l’esistenza di un grande mosaico pavimentale, evidentemente già scavato alla metà dell’800 e della cui esistenza si era in seguito persa ogni memoria. Tranne che per il nome del campo, che è a tutti noto come “Il campo del mosaico”. Ora sappiamo perché….

Il mosaico è, in ordine sparso:

grande, al momento una trentina di metri quadrati, sia pure con molte lacune, ma non disperiamo che possa crescere ancora con il proseguire dello scavo;

bellissimo, prodotto da artigiani nordafricani agli inizi del IV secolo d.C.;

– estremamente interessante, per ciò che rappresenta e per la sua lunga storia, narrata dalle tracce di molti rifacimenti.

Il campo centrale – quello meglio conservato – è figurato e rappresenta il ciclo delle Stagioni, orchestrato al centro da Aion/Saeculum, nel mondo greco-romano la personificazione del Tempo ciclico. I campi laterali, più danneggiati, erano invece decorati da motivi a intreccio di grande raffinatezza (confronti immediati, per esempio, nei grandi cicli della Sicilia tardoantica), al centro dei quali erano probabilmente inserite altre figure (busti o teste), che sono andate però quasi completamente perdute.

L’insieme della decorazione sembra quello tipico dei pavimenti che in quest’epoca decoravano le sale di rappresentanza delle ville di grande prestigio: l’ipotesi in questo momento prevalente è quindi che si tratti di ciò che resta di una residenza di campagna di un aristocratico di alto livello, ma solo lo scavo dei prossimi anni ci farà valutare meglio tutte le possibili correlazioni.

Quel che già sappiamo è che il pavimento a mosaico venne rifatto più volte. Il primo rifacimento fu molto estensivo e comportò la quasi completa sostituzione delle figure dell’Estate, della Primavera e dell’Inverno, disposte agli angoli del tappeto centrale, nonché la sostituzione della testa di Aion/Saeculum.

Non sappiamo ancora che significato possa aver avuto questo intervento, ma la figura centrale rimane certamente problematica, anche perché la personificazione del Tempo, sia nella prima che nella seconda fase, appare seduta su un globo celeste, secondo una iconografia che, nel mondo romano, è normalmente riservata agli imperatori.

La scoperta del mosaico ha portato una nuova attenzione, anche mediatica, su Vignale e sul nostro progetto: con le ricerche dei prossimi anni proveremo a rispondere alle tante questioni che questo nuovo straordinario ritrovamento pone ai nostri occhi di archeologi e alla sensibilità di tutti coloro che conoscono e sostengono il nostro progetto.