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Dopo una settimana di organizzazione del cantiere e di pulizia generale delle varie aree questo momento doveva inevitabilmente arrivare. Non intendo l’emozione del momento in cui si trova un reperto inaspettato o l’entusiasmo di quando si capisce un contesto che fino a poco prima sembrava un enigma ma, più materialmente, il momento in cui torni dallo scavo e senti che ogni tuo muscolo ha dato tutto e ogni energia è terminata.

Oggi l’alternanza di piccone e pala è stata senza soluzione di continuità, prima nel seguire le ruspe che hanno aperto nuovi sondaggi e allargatone altri, poi nel rimuovere lo smosso che le stesse ruspe avevano lasciato sul fondo. A seguire, pala e piccone sono stati impegnati nella spiombatura delle sezioni e nell’allontanare la terra dai bordi del sondaggio. Insomma, oggi la trowel è rimasta in tasca e il pennello direttamente nella borsa.

Giornate come queste si succedono soprattutto all’inizio della campagna di scavo qui a Vignale. Sono quelle giornate che ti fanno sudare esaurendo le tue energie ma che servono per avere nuovi elementi su cui lavorare e per farsi nuove domande (e anche per avere nuovi spunti per raccontare lo scavo), sperando che i sondaggi siano fortunati. L’aspettativa solitamente è a medio termine; difficile che appena la ruspa se ne vada si possa dire se il sondaggio sia stato utile o meno. Bisogna crederci continuando a muovere avanti e indietro pala e piccone, fino a quando le energie lo consentono e la giornata di scavo giunge alla conclusione.

 

 

 

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Francesco Ripanti

Francesco “Cioschi” Ripanti è dottore di ricerca in Archeologia Pubblica presso l'Università di Pisa. Si occupa principlamente di community archaeology e storytelling.
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