Un sito archeologico è anche un pezzo di un paesaggio umano contemporaneo, fatto di persone che vivono e lavorano per molto tempo – a volte per tutta una vita – su quei campi che un giorno, per un bizzarro scherzo del destino, si trasformano in una finestra sul passato.

Perché il gioco funzioni e perché la finestra, una volta aperta, non si chiuda troppo presto è fondamentale il contributo di tante persone. Uomini e cose a Vignale è stato, da questo punto di vista, un progetto eccezionalmente fortunato, perché ha incontrato sulla sua strada molte persone straordinariamente disponibili che hanno messo – e, ne siamo convinti, continueranno a mettere – a disposizione del progetto stesso, tempo, risorse, disponibilità, competenze e saperi.

Questa pagina, necessariamente incompleta e che aggiorneremo spesso, è dedicata a loro. Per cercare di non far torto a nessuno, abbiamo deciso di andare in ordine rigorosamente … casuale..

 

“Un sito archeologico è anche un pezzo di un paesaggio umano contemporaneo”

 

Paolo Mario Orlando, amministratore unico dell’Azienda Agricola “Tenuta di Vignale”, proprietaria dei campi in cui lavoriamo da ormai un decennio, poteva essere potenzialmente il nostro peggior “nemico”: in fin dei conti, noi eravamo arrivati a interrompere un legittimissimo progetto aziendale di ampliamento di un vigneto importante.

Si è trasformato invece nel primo dei nostri amici: ci ha aperto le porte della sua casa e della sua azienda, ci ha “prestato” a tempo indefinito il suo campo e si è adoperato in ogni modo per sostenere, nel tempo, un progetto che ha percepito fin dall’inizio come un valore aggiunto anche per l’azienda che dirige.

Quando i tempi si sono fatti, per lui come per molti altri imprenditori, molto difficili, non è venuto meno ai suoi propositi: ha semplicemente trovato altre strade per continuare a sostenere il progetto. Se Uomini e cose a Vignale esiste da dieci anni, lo si deve in primo luogo a lui, alla sua famiglia e ai suoi collaboratori in azienda.

“E la strada continua…”

Ivo Ulivelli, fattore dell’azienda e vero genius loci del nostro campo, di cui conosceva letteralmente palmo a palmo tutti i segreti. Una conoscenza preziosissima per noi, che Ivo ci ha però centellinato, mettendoci spesso alla prova, valutando quanto e come lui, orgogliosamente uomo di terra e di lavoro, poteva fidarsi di quei “giovani” intellettuali arrivati a occupare un pezzo importante dei campi che aveva accudito amorevolmente per decenni.

Dopo qualche tempo, Ivo si è convinto che un terreno in comune fra lui e noi c’era, ed era appunto la consuetudine a trattare con la terra, a interrogarla con rispetto e attenzione. La presenza e i consigli di Ivo sono stati determinanti per progettare un approccio “rispettoso” a quel campo, un approccio che cercasse di contemperare nel miglior modo possibile le esigenze della ricerca con quella della gestione produttiva di quel pezzo di mondo.

Se lo scavo di Vignale ha assunto nel tempo la forma che ha, lo deve molto proprio alle chiacchiere, solo apparentemente banali, e ai consigli di Ivo. Il destino ha voluto che venisse a mancare proprio qualche mese prima della scoperta del grande mosaico: siamo convinti che ne sarebbe stato davvero felice.

“Orgogliosamente uomo di terra e di lavoro”

Lino Tani, classe 1924 e una memoria di ferro. A lui dobbiamo tutti quanti moltissimo, perché è grazie a un suo racconto che abbiamo riportato alla luce il mosaico tardoantico.

E’ andata così: Lino ci ha raccontato moltissime volte che da bambino, negli anni ’30, veniva portato in visita alla fattoria di Vignale e che la visita comprendeva anche un capannone per il ricovero delle macchine agricole che era proprio sul limite del nostro campo.

Lì, sui muri del capannone, tra il nerofumo delle macchine a carbone e l’olio minerale colato dai motori, il bambino Lino vedeva quelli che, nel suo ricordo di tanti anni dopo, gli sembravano essere resti di mosaici policromi, forse con figure di animali.

Questa storia Lino ce l’ha raccontata con tale chiarezza che abbiamo a lungo cercato gli eventuali resti del capannone, che ne frattempo era stato completamente distrutto.

Alla fine, la posizione del capannone è stata individuata: dei muri con i mosaici visti dal bambino Lino non era rimasto nulla, ma si era conservato il pavimento di pietre, tutto sporco di nerofumo e di olio minerale. E quando siamo andati a curiosare sotto il pavimento…

“Classe 1924 e una memoria di ferro”

Giuseppe Rinaldi, ex Presidente del Quartiere Riotorto. In un momento davvero complicato del rapporto tra politica e cittadini, Giuseppe Rinaldi ha fatto – e continua a fare dopo la fine del suo mandato – con grande semplicità quello che si richiede a un amministratore locale della cosa pubblica: ha messo in contatto i suoi concittadini con una iniziativa culturale che riteneva degna di interesse e portatrice di potenziali benefici per la collettività.

Ha stimolato e creato contatti e ha presentato, nelle forme dovute, il progetto a tutto il territorio: dalla sua partecipazione a una nostra conferenza pubblica nel 2007 è nato il primo rapporto organico con il territorio stesso. E non a caso il 2007 è stato il primo annus mirabilis.

“Complicato rapporto tra politica e cittadini”

Le maestre. Nome collettivo dietro il quale si nascondono (ma nemmeno troppo, perché compaiono in decine delle nostre foto) una serie di persone reali e bellissime: Antonella, Chiara, Eleonora, Manuela, Nicoletta, Roberta, Tiziana …

Le maestre delle scuole elementari di Riotorto, di Populonia Stazione e di Piombino sono state le protagoniste assolute della conversione del progetto di ricerca a Vignale in un progetto di archeologia comunitaria. Perché ci hanno messo in contatto con la parte più importante di una comunità viva, i bambini, e attraverso di loro con i genitori, i nonni, gli amici dei genitori e dei nonni.

Anno dopo anno, la cerchia dei contatti si è allargata e adesso dobbiamo organizzare con molta attenzione l’agenda delle attività delle scuole sul nostro cantiere; ma non c’è davvero niente di più bello, per chi fa il nostro mestiere, dell’arrivare al mattino sul cantiere e trovare il campo già pieno di decine di bambini allegrissimi che ti chiedono: “allora, quando si comincia…?”.

“Protagoniste della conversione del progetto di ricerca in un progetto di archeologia comunitaria”

Le associazioni culturali. Altro nome collettivo fondamentale nella vicenda. Riotorto è una comunità viva della Toscana e la Toscana è per definizione la terra dell’associazionismo. A Riotorto ci sono dunque molte associazioni culturali e con buona parte di esse abbiamo stretto un importante rapporto di collaborazione.

Con “Cultura e Spettacolo” organizziamo tutta una serie di occasioni di presentazione del nostro lavoro e di raccolta di microfinanziamento diffuso; con “RioLab” progettiamo e realizziamo interventi di partecipazione archeologica; con “Trekking Riotorto” mettiamo a punto percorsi di fruizione consapevole del microterritorio.

E poi, dato che l’associazionismo è davvero nel DNA di quella comunità, quando facciamo una iniziativa con “Cultura e Spettacolo”, gli amici di “RioLab” ci danno una mano e ci prestano attrezzature e viceversa. Per fare archeologia comunitaria ci vuole una comunità intorno e noi ce l’abbiamo, o sì se ce l’abbiamo.

“L’associazionismo è davvero nel DNA di quella comunità”

Il sistema imprenditoriale del territorio. Un altro nome collettivo che raccoglie realtà molto diverse, ma che danno tutte un contributo estremamente importante al proseguimento e al consolidamento del nostro progetto. UnicoopTirreno, Camping Village Pappasole, Villaggio turistico La Madonnina sono al momento i nostri principali sostenitori, che mettono a disposizione risorse e servizi che sono per noi assolutamente fondamentali; e la rete degli imprenditori che si sentono coinvolti nel progetto si allarga di anno in anno.

Accanto a quella delle realtà imprenditoriali più grandi, c’è poi la rete, o meglio la galassia, dei piccoli e piccolissimi imprenditori, degli artigiani e dei commercianti. Si tratta sempre di micro-interventi, perfino difficili da quantificare nel loro reale valore monetario, ma straordinariamente importanti come testimonianza del coinvolgimento estensivo di tutta una comunità.

Uomo simbolo di questo gruppo è Contri, prodigioso meccanico di vecchia scuola, che è stato in grado di riportare in vita il nostro vecchissimo Ducato e che ne segue amorevolmente la manutenzione.

“Coinvolgimento estensivo di tutta una comunità”