Oggi è un giorno tristissimo per tutti coloro che amano Vignale.

Ivo Ulivelli ci ha lasciato. E non è una banalità dire che con lui muore un pezzo, grande, di Vignale.

Di quel posto, Ivo era la memoria storica, lo spirito, la forza e la serena saggezza.

E’ stato un grande pezzo anche di questi nostri dieci anni di ricerca.

Con noi, ultimi arrivati e potenziali invasori di quei terreni che amava come e più che se fossero suoi, è stato all’inizio cortese, ma burbero. Diffidente com’era inevitabile che fosse. In fin dei conti eravamo comparsi all’improvviso ad alterare un equilibrio di quel paesaggio che si manteneva da decenni.

Che sotto i campi di Vignale si celassero i resti di un grande insediamento antico lo sapevano tutti e lo sapeva a maggior ragione, forse meglio di chiunque altro, proprio Ivo. Che quei campi aveva arato, coltrato, spietrato decine di volte in tutte le stagioni.

Di quei campi, di quella terra, Ivo conosceva palmo a palmo la consistenza, i piccoli avvallamenti, le chiazze di argilla e i punti di maggior affioramento dei muri antichi, dove bisognava sollevare gli aratri per evitare che si impuntassero.

Questa conoscenza, preziosissima per noi, l’ha tenuta all’inizio per sé. O meglio, ce l’ha centellinata a poco a poco, sottoponendoci quasi ogni giorno ad un piccolo esame. Voleva capire che uso avremmo fatto noi di queste informazioni: se le avremmo usate per alterare irrimediabilmente l’equilibrio dei “suoi” campi o se invece le avremmo usate per rendere il meno invasivo possibile il nostro intervento.

Dobbiamo averlo convinto con le nostre risposte e soprattutto con le nostre azioni. In fin dei conti, facevamo due lavori diversi ma avevamo in comune molte cose. In primo luogo, tutti ci occupavamo – possiamo dirlo, con amore – della terra: lui la accarezzava con gli aratri e con lo sguardo, noi la trattavamo con grande rispetto. E poi sono bastate un paio di chiacchierate (oddio, con Ivo, “chiacchierata” è una parola grossa, diciamo meglio uno scambio di battute incrociandolo a bordo della sua inseparabile Panda) perché lui comprendesse che praticamente tutti noi eravamo figli o nipoti di contadini o di mezzadri e che la terra la conoscevamo anche da questo punto di vista.

Da allora, con Ivo, si è instaurata una bella complicità. Lui non veniva praticamente mai sullo scavo, ma lo vedevamo passare tutti i giorni, sempre sulla Panda guidata a passo d’uomo, lungo la stradina che lo costeggia. Poi passava sicuramente a dare un’occhiata quando noi non c’eravamo. E la mattina dopo, incrociandoci in macchina, con un paio di battute e uno dei suoi sorrisi laconici, ci dava il suo parere di uomo competente delle forme della terra.

Per questo motivo, nel nostro pur sterminato archivio non siamo ancora riusciti a recuperare una sua immagine. Ma ci pare che il modo migliore per ricordarlo sia usare la foto più bella che abbiamo di quel luogo che Ivo ha gelosamente protetto per decenni per tutti noi. Se Vignale è così com’è lo si deve molto anche a lui e anche a noi spetta il compito di non alterare per quanto possibile quell’equilibrio alla cui costruzione Ivo ha lavorato per tutta la vita.

Non è difficile immaginare che la terra, sua grande amica di sempre, gli sarà lieve.

 

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