Sono numerosi i motivi per cui mi trovo oggi a Vignale, per il quinto anno consecutivo. Innanzitutto coltivo l’idea, un po’ romantica forse, che il primo scavo sia come il primo amore, che continui a esercitare negli anni un’irresistibile attrazione, una curiosità inestinguibile. In secondo luogo, gli uomini e le cose a Vignale non mancano di regalare quotidianamente emozioni. E’ opinione comune che siano i ritrovamenti a regalare le emozioni più intense e grandi. Tuttavia, l’equazione “reperti = emozioni” non mi ha mai convinta del tutto: non si scava per “mettere in salvo l’antico vaso”, e brindare poi con un bicchiere di amaro. Assieme ai colleghi, non mi sottraggo però a sognare ritrovamenti più o meno improbabili, soprattutto fra un boccone e l’altro in pausa pranzo: statue, crocette auree, gioielli… Innamorata dello scavo di Vignale nella sua quotidianità, ma schiacciando l’occhiolino ai sogni in grande stile, quindi. Per questo, forse, la fortuna – in un caldissimo pomeriggio dello scorso autunno – mi ha premiata con un sonoro bacio in fronte.
Eravamo verso la fine della campagna di scavo 2014, il mosaico era stato scavato quasi completamente e si poneva la sfida della datazione. “Ci vorrebbe una moneta” era il mantra del gruppo, recitato con rabbia e speranza, alternativamente. Dovete sapere che un rapporto di amore e odio lega le monete agli archeologi: esse infatti consentono di collocare i reperti nel tempo, ma rappresentano anche uno degli obiettivi prediletti dei tombaroli. Ad ogni modo, in quel tardo pomeriggio di ottobre, fedele al motto dei pinguini di Madagascar (“Mai nuotare da soli”), ero andata a prestare il mio aiuto alle colleghe intente a pulire la preparazione del mosaico. China per terra, intravedo un qualcosa di verdastro (era la monetina incastrata di taglio) e, non riuscendo a trattenere le risate, avviso chi si trovava nelle mie vicinanze. “Ehi, una moneta!” Ma il motivo delle risate era che qualche minuto prima ero stata accusata di essere una raccontaballe. E ora mi avrebbero creduto?

Fu un emozione unica tenerla in mano e speravo con tutta me stessa che fosse ancora leggibile e che si riuscisse quindi a datarla. La risposta l’ho avuta soltanto dopo la fine della scorsa campagna di scavo, direttamente dal professore, in un moto d’entusiasmo prima di una lezione. La moneta si leggeva e vi era raffigurato sopra l’imperatore Costantino… in verità io gli ho sempre preferito Massenzio ma i fatti, in questo caso, mi hanno costretta a salire sul carro del vincitore!!!!

La campagna di quest’anno procede alla grande e i miei amici non lesinano certo battute sul mio innato feeling con le monete. Non penserete davvero che quella di Costantino sia l’unica che ho trovato!! E non sarà neanche l’ultima, del resto su ogni scavo c’è sempre bisogno di qualcuno che faccia questo sporco lavoro!

Audentes fortuna iuvat e come spesso aiuta me, la auguro anche alle mie coinquiline per i loro esami.

Nadia Messina

Nella foto: Nadia con il nano. Per trovare fortuna su uno scavo bisogna ingraziarsi i personaggi giusti! (e la foto è datata al 2011!)

One thought on “La fortuna aiuta… gli archeologi!

Rispondi