memorie di uno scavo

Giunta a Vignale mi sono sentita da subito stranita, davanti ai miei occhi si prospettava un mondo nuovo e sconosciuto;  essendo questo il mio primo scavo non sapevo cosa mi sarei dovuta aspettare da questa esperienza, ma devo dire che il calore e la passione di persone che come me condividono l’amore per l’archeologia, hanno dissipato in un attimo tutte le paure e le ansie che mi avevano attanagliato nei giorni antecedenti all’inizio della campagna.

Le prime mattinate sul campo sono state le più dure ma anche le più emozionanti: abbiamo riportato alla luce, dopo un anno di letargo lo stupendo mosaico e devo ammettere che ne sono rimasta colpita, più di quanto potessi immaginare. Poter toccare quelle tessere che sono state calpestate da individui vissuti centinaia di anni prima, ha risvegliato in me qualcosa di recondito, un brivido, qualcosa di nuovo, mai sentito prima, ma pur sempre bellissimo. Sembrava come se il mosaico volesse comunicare direttamente con me, narrandomi la bellezza di epoche ormai andate e di secoli trascorsi sotto terra e ghiaia.

Collaborando con professori e studenti, alcuni dei quali del tutto sconosciuti, ho potuto constatare, con mia grande gioia, l’assenza di qualsiasi forma di disparità: nessuno fa pesare il proprio “grado” agli altri, siamo tutti sullo stesso piano, uomini e donne uniti nel raggiungimento del fantastico obbiettivo comune che è la riscoperta del nostro sconfinato (ma ancora in parte nascosto) patrimonio culturale. I professori e gli studenti che diversamente da me, hanno già esperienza, si sono dimostrati estremamente disponibili, cercando con passione di introdurmi al mondo archeologico. Proprio questa passione mi ha motivato ancora di più, rendendomi cosciente che nonostante la mancanza di fondi adeguati, ci sono persone che mettono una parte di loro stesse nella realizzazione di progetti di questo calibro, per donare alle nuove generazioni bellezze che altrimenti rimarrebbero sepolte sotto l’inesorabile scorrere del tempo.

A fine giornata arriviamo sempre stanchi, e non potrebbe essere altrimenti, ma nessuno ha mai gettato la spugna; la forza d’animo di questi ragazzi (come la mia, modestamente) non manca di certo e ci permetterà di continuare a lavorare con passione anche nei giorni che seguiranno.

L’ennesima cosa che mi ha stupito, lavorando in prima linea su questo scavo, è la possibilità che si dà alle persone interessate e curiose di entrare nel sito quando ci sono gli archeologi al lavoro; grazie a ciò mi sono resa conto con estremo piacere quante persone siano interessate al nostro lavoro!

E’ passata solamente una settimana dall’inizio di questa stupenda avventura; davanti ai nostri occhi si prospettano ancora molte giornate di duro lavoro che affronterò con un entusiasmo sempre maggiore, convinta che con il nostro lavoro potremmo assicurare un futuro all’arte e alla cultura, nella speranza che un giorno altre persone, stupite dalla nostra passione, potranno seguire i nostri passi. Quindi adesso torneremo a impugnare trowel e picconi, per lanciarci ancora in questa avventura.

Caterina Megalli

 

 

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