“Lo scavo è un’azione unica e irripetibile. Dispendiosa sia a livello economico che soprattutto umano”. In questi primi giorni di scavo qui a Vignale, le parole della mia prof. di metodologia della ricerca archeologica mi sono tornate più volte in mente. Ed effettivamente in questa prima settimana abbiamo faticato tanto.

Ci sono voluti più di due giorni; una dozzina di persone divisi tra addetti alla carriola, al piccone, alla pala; più di cinquanta “scarriolate” (verbo comunemente utilizzato per indicare l’azione dello svuotamento delle carriole); qualche risata, che non manca mai; e tanta buona volontà, ma alla fine in tarda mattina siamo riusciti a disseppellire il tanto famoso mosaico.

Il mosaico era stato rinvenuto durante la campagna di scavo dello scorso anno ma era stato coperto da terra, ghiaia, griglie di ferro, terra e ancora altra terra, per proteggerlo dagli agenti atmosferici e da eventuali simpatici visitatori notturni. Gli strati sembravano non finire mai! Ma siamo riusciti comunque a sistemare tutto, giusto in tempo per l’inaugurazione ufficiale dello scavo, che sarà domani mattina alle 12.30.

La fatica di questi giorni è st­­ata ripagata. Le tessere del mosaico sono sbucate fuori dalla terra, poco alla volta. E per me che non avevo partecipato alla “reale scoperta” è stato un po’ come se lo fosse. Forse non la penserà così chi tra i presenti conosceva già il mosaico. Per loro sarà stato uno sforzo enorme cercare di non pensare a quella terra già scavata.

La voglia di disseppellire il mosaico ha prevalso pure sulla noia e sulla stanchezza. Prima con la trowel e poi con il pennello, delicatamente, cercando di non fare danni, abbiamo tolto pure l’ultimo strato di protezione, seguendo una strategia precisa: in fila, avanzando da nord a sud. Ognuno con il suo personale kit formato da trowel, scopetta, secchio, paletta e l’immancabile carriola, che è diventata la nostra amica più fidata.

Lo sguardo di tutti i fortunati disseppellitori era un misto di soddisfazione e stupore. Molti, come me, vedevano il mosaico per la prima volta dal vivo. Scorgendo i colori delle tessere, le figure andavano acquisendo tutto un altro aspetto: un aspetto reale con una forma concreta. Non si è pensato più alla stanchezza; al dolore alla schiena dei giorni passati; alla fama o alla sete. Ma al mosaico. Ci siamo sentiti un po’ come i cercatori di tesori preziosi, con lo stesso desiderio di scoperta (o in questo caso di riscoperta).

Alla fine di questa intensa giornata Betta e Nina hanno inumidito il mosaico, esaltandone finalmente i colori per alcuni curiosi che erano arrivati poco prima per vederlo. ­­­­

Rosalia Puma

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