La campagna di scavo a Vignale è iniziata a metà settembre, ma per me e alcuni dei miei compagni del primo anno, questa avventura è iniziata molti mesi fa, mentre stavamo ancora seguendo le lezioni all’Università di Siena. Dopo aver frequentato il corso di metodologia della ricerca archeologica, tenuto dal professor Enrico Zanini, ci è giunta la notizia che potevamo partecipare alla serie di seminari su Vignale che si tengono durante l’inverno nella fantomatica A21, l’aula-laboratorio dedicata a questo progetto. Qui abbiamo potuto approcciarci al mondo dell’archeologia non solo studiando sui libri, ma toccando per la prima volta cocci e osservando la pianta di scavo: insomma, abbiamo iniziato a riportare il passato in vita.

Mi ricordo che le prime volte eravamo davvero intimoriti dalla presenza dei ragazzi più grandi, molto più esperti di noi matricole. Non sapevamo bene cosa aspettarci; non sapevamo nemmeno cosa rispondere a certe domande, perché nessuno aveva mai tenuto in mano un frammento di tegola o di anfora. Nonostante l’imbarazzo iniziale eravamo davvero entusiasti. Volta dopo volta, abbiamo iniziato a conoscere il gruppo di fedelissimi del professore e il genere di lavori che si svolgono in laboratorio, il che ci ha consentito di riuscire ad ambientarci e a divertirci di più. Non conoscevamo ancora il sito, non ci eravamo mai stati a scavare, però abbiamo iniziato a conoscerlo fin da subito grazie a queste giornate di lavoro di gruppo. Che il sito di Vignale fosse un luogo davvero interessante, lo abbiamo capito subito dalle storie che ci sono state raccontate e dalle immagini che ci sono state mostrate, ma la cosa che io trovo più speciale (e quella che alla fine mi ha convinto a scegliere Vignale come sito per il mio primo scavo) è che nella piccola località di Riotorto, nel comune di Piombino, questo scavo sia davvero conosciuto da tutti e che la comunità locale sia molto attaccata a questa realtà di archeologia ‘‘pubblica’’. Perché si deve specificare l’aggettivo ‘‘pubblico’’, quando il passato appartiene a tutti noi? Fin dai primi mesi di università se ne è sentito parlare molto, ma non ne avevo mai considerato il vero significato: solo partecipando alla fiera Orto e Giardino e alla Sagra del Carciofo, ho capito l’importanza del coinvolgimento della comunità locale.

Orto e Giardino è una fiera che si svolge a Piombino nella prima metà di aprile. Uomini e cose a Vignale è invitato dall’associazione che organizza l’evento, RioLab, e viene rappresentato dall’associazione Muovimenti, che organizza alcune attività per bambini legate all’archeologia. La Sagra del Carciofo invece si svolge a Riotorto nella seconda metà di aprile. Questa sagra è organizzata dall’associazione Cultura e Spettacolo che invita Uomini e cose a Vignale a partecipare con uno stand per pubblicizzare la ricerca e raccogliere fondi. Noi studenti del primo anno siamo stati introdotti in un paese piccolo ma con un grande senso di appartenenza: adulti e bambini collaborano per mettere a tavola centinaia di persone davanti a specialità caserecce a base di carciofo. Anche noi ragazzi non siamo stati da meno e abbiamo dato una mano in cucina: è stato proprio lì, dietro le quinte, che abbiamo conosciuto alcuni personaggi di Riotorto. Di quella sagra mi rimane in mente il profumo dei carciofi, ma soprattutto il silenzio affascinato degli spettatori davanti al cartellone che riproduce il mosaico del Signore del Tempo: i nostri veterani sono davvero bravi a raccontare storie del sito di Vignale a persone estranee al mondo accademico!

Aver iniziato a conoscere lo scavo ancor prima di averci scavato, all’inizio preoccupava tutte le matricole: non capivamo i riferimenti ed era difficile riuscire a immaginare la realtà guardando solo dei disegni computerizzati senza aver mai visto realmente i muri e i pavimenti. Una volta arrivati sul posto è stato difficile associare linee virtuali a muri di pietre intagliate in opere diverse, ma col passare dei giorni tutto si sta chiarendo e ogni elemento ci richiama alla memoria ciò che abbiamo appreso nel corso dei laboratori. Se fossimo stati catapultati in uno scavo sconosciuto, ci sarebbe voluto molto di più per iniziare a capire dove e cosa si sta scavando. Invece aver seguito qualche laboratorio prima dello scavo e aver partecipato agli eventi con la popolazione locale, ci ha aiutato a inserirci nell’ambiente e a capire come funziona questo progetto. Infatti, Vignale è bello perché è stato vissuto da tante persone nel passato, ma è altrettanto bello perché molte persone lo vivono nel presente.

Camilla Sorrentino

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