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Dal 2011 il progetto Uomini e cose a Vignale ha progressivamente assunto la sua configurazione definitiva.

Dal punto di vista della ricerca, si è definito come progetto di archeologia globale di un territorio: punto focale non è più solamente la villa/mansio di epoca romana con tutti i suoi annessi, ma la trasformazione complessiva di un microterritorio tra l’epoca preromana e la contemporaneità. L’idea è quella di sviluppare un approccio archeologico globale che non privilegi un aspetto o un’epoca a dispetto di altri, ma che si sforzi di leggere i tanti tempi e le tante forme del rapporto tra uomini e ambiente in questo pezzo della Maremma costiera.

Al tempo stesso, proprio in forza del suo rapporto strutturale con una comunità umana viva, Uomini e cose a Vignale è divenuto un progetto di archeologia comunitaria, teso a ricostruire e consolidare il rapporto tra quella comunità e il proprio passato. In questo senso, l’archeologia è vista come una azione collettiva, intesa a restituire profondità storica e identità ad una comunità umana di recente formazione, ma che è erede di una lunghissima storia di relazioni umane che si sono stratificate nel territorio e nel sito archeologico che lo sintetizza.

Le parole chiave sono diventate archeologia pubblica, condivisione di tutte le fasi – dal progetto all’esecuzione – e sostenibilità nel tempo.

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Francesco Ripanti

Francesco “Cioschi” Ripanti è dottore di ricerca in Archeologia Pubblica presso l'Università di Pisa. Si occupa principlamente di community archaeology e storytelling.
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