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Le informazioni che ci derivano dalle datazioni al radiocarbonio degli individui sepolti a Vignale tra VII e XII secolo devono essere messe a confronto con quelle che provengono da un sistema di fonti scritte anch’esso relativamente ricco.

Dopo la cancellazione di tutte le istituzioni romane, il territorio della Val di Cornia entra in possesso dei vescovi longobardi di Lucca, i cui emissari si recano periodicamente nella zona per gestire le proprietà terriere della Chiesa e per amministrare la giustizia.

Alcuni dei documenti redatti in queste occasioni si sono conservati e ci consentono di conoscere, almeno a grandi linee, l’aspetto del nostro territorio tra VIII e XI secolo. Tutto ruota intorno alla parrocchia rurale di S. Vito in Cornino, di cui conosciamo però solo il nome e non l’ubicazione topografica, intorno alla quale sorge in seguito probabilmente una curtis, ovvero una grande proprietà fondiaria.

Dalle carte emerge anche un paesaggio composto da campi coltivati, case e famiglie che in quei campi e in quelle case vivevano e lavoravano: i medi proprietari che abitavano le case dominicae, i fattori che abitavano le case massaricie e i piccoli contadini che si dovevano accontentare delle cassine, quasi sempre semplici capanne di legno e paglia. Tutto intorno, stalle e cortili, prati per il pascolo, vigneti, oliveti, castagneti e, infine, la selva e l’incolto, spesso semipaludoso, in cui si esercitava – sotto lo stretto controllo dei vescovi e dei loro rappresentanti – la caccia ai maiali selvatici.

Questo stesso paesaggio continuerà a vivere anche a partire dal XII secolo, quando progressivamente si strutturerà il castello di Vignale, posto sulle colline immediatamente sovrastanti il sito antico. Solo con l’abbandono del castello, agli inizi del XV secolo, il paesaggio agricolo lascerà il posto a una selva incolta, paludosa e inospitale, che verrà di fatto abbandonata al suo destino dai nuovi proprietari, la nobile famiglia romana dei Boncompagni Ludovisi, che non sembra aver avuto alcun interesse per uno sfruttamento organizzato di questa parte dei loro immensi possedimenti sparsi in tutta Italia.

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Francesco Ripanti

Francesco “Cioschi” Ripanti è dottore di ricerca in Archeologia Pubblica presso l'Università di Pisa. Si occupa principlamente di community archaeology e storytelling.
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