Nelle ultime settimane abbiamo raccontato per parole chiave un progetto complesso, di
archeologica pubblica, condivisa e sostenibile.
Ma quella che siamo andati progressivamente descrivendo è la sovrastruttura della cosa: il nocciolo duro, il core business, del tutto sta nella parola ricerca.
In un progetto archeologico, la ricerca è la base di tutto, perché non c’è comunicazione se non hai qualcosa da comunicare, non c’è condivisione se non hai qualcosa da condividere. Per questo, la dodicesima parola chiave riassume di fatto tutte le altre, senza una ricerca solidissima alla base di tutto, le altre parole chiave del progetto rimangono solo parole. Chiacchiere.
E per fare di uno scavo archeologico una ricerca solidissima occorrono essenzialmente due cose:
un sito archeologico che abbia molto da dire e un gruppo di lavoro che sia in grado di gestire il processo conoscitivo.
A Vignale, il sito ce l’abbiamo. Eccome se ce l’abbiamo. E’ un sito che è partito in sordina quando abbiamo cominciato a occuparcene (nella mia prima conferenza pubblica lo definii un sito-
Calimero nel contesto populoniese…) e che è progressivamente cresciuto, rivelando anno dopo anno il suo potenziale.
Già qualche anno dopo, quando mi chiedevano che cosa stessi scavando a Vignale, la risposta – un po’ provocatoria, ma non troppo … ­ era, invariabilmente, “tutto”.
Tutto voleva dire che stavamo scavando tante cose diverse: una manifattura ceramica e una fattoria etrusco romana, un diverticolo stradale, una villa marittima, una stazione di posta, un grande complesso di fornaci, un riuso tardo degli spazi, un sepolcreto tardoantico ecc. ecc.
Ma soprattutto voleva dire che stavamo riportando alla luce il “tutto” della trasformazione di un paesaggio dall’epoca pre­romana, a quella romana e tardoantica e poi, in prospettiva, fino al medioevo e all’età moderna e contemporanea.

“Un intrico di storie di uomini, di cose e di paesaggi che richiedevano – e richiedono – modi per essere letti e linguaggi per essere raccontati.”

Un intrico di storie di uomini, di cose e di paesaggi che richiedevano – e richiedono – modi per essere letti e linguaggi per essere raccontati.
E allora ancora non sapevamo nulla del mosaico incredibile in cui siamo incappati…
Ma forse più del sito, a fare una ricerca solidissima ci pensa il gruppo di lavoro.
In questi dieci anni per Vignale sono passati una grande quantità di ragazzi e anno dopo anno si è coagulato un gruppo di lavoro che è bellissimo vedere all’opera. Giovani archeologi in formazione e archeologi di solidissima formazione che dialogano individualmente e collettivamente con quello che nel 2003 definivamo affettuosamente il “campaccio” e che oggi è divenuto nella percezione comune il “campo delle meraviglie”.
Le meraviglie vere, in questa vicenda, sono loro.
Per questo, la vera parola chiave per chiudere questa serie è DOMANI. Perché domani è lunedì 14 settembre e ritorniamo a parlare con il campo delle meraviglie e perché stiamo lavorando sodo per provare a dare un futuro di sostenibilità a questo progetto.

Da domani, la parola chiave sarà costante e sarà  #interfacce.

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