La storia del sondaggio 33, che vi è già stata raccontata da Jacopo e Mickey nei loro diari, è giunta al termine il 13 ottobre con la conclusione della campagna di scavo.

Nonostante le difficoltà dello scavo dovute alla terra dura e alle arature, che non hanno di certo aiutato il nostro lavoro e la comprensione del saggio, possiamo dire con certezza che le strutture che abbiamo portato alla luce appartengono a una terma.

Nell’ultima settimana abbiamo allargato il saggio e il ritrovamento inaspettato di un muro, sfuggito miracolosamente alle arature, ci ha permesso di farci figurare nella nostra testa come doveva essere strutturata questa terma. Trovare delle strutture come i muri per noi archeologi è importante, soprattutto in zone di scavo come il saggio 33, devastato dalle arature, dato che ci consentono di capire l’orientamento e l’evoluzione dei vari ambienti tramite lo studio dei rapporti fisici con quest’ultimo e i piani pavimentali.

Il muro si trova infatti a metà del saggio: a nord troviamo un piano in cocciopesto, una pavimentazione impermeabile di malta e ceramica frantumata tipica delle terme romane, e una canalizzazione per l’acqua fatta da tubi in ceramica che pensiamo dovesse alimentare una vasca, forse con un semplice gioco d’acqua. A sud invece si trovano i pilastrini in mattoni, le cosiddette “suspensurae”, che sorreggevano il pavimento in modo da permettere all’aria calda di passare sotto la stanza e riscaldarla. Nel nostro caso la parte sottostante il pavimento è stata riempita con materiale di recupero poi battuto per creare, in una fase di vita successiva alla terma, una zona di passaggio esterna.

Il sondaggio 33 visto dall’alto

La scoperta della terma non ci ha stupito perché… sono già state scavate! Nel 1831 infatti, in occasione della costruzione della Via Regia, quella che oggi è la Strada Provinciale 39 Aurelia, erano state condotte indagini archeologiche nel campo di Vignale. Una pianta ritrovata per caso nell’Archivio di Stato di Firenze, realizzata dagli archeologi del tempo, rappresenta un grande complesso termale che finora non avevamo mai rintracciato. Gli scavi del tempo erano stati protetti da tettoie, ancora visibili a metà Ottocento ma ora completamente scomparse. Dall’inizio delle indagini dell’Università di Siena è iniziata una sorta di caccia al tesoro portata avanti durante le varie campagne di scavo sino ad ora, senza successo. Ovviamente è ancora troppo presto per dire che la terma scavata nel sondaggio 33 sia la stessa raffigurata nella pianta ma è bello pensare e sperare che nelle prossime campagne di scavo porteremo alla luce quel che rimane di quel grande edificio termale che gli archeologi ottocenteschi descrivevano ornato di pavimentazioni in marmo di vari colori, indice di lusso e ricchezza.

Ci piace molto l’idea di fissare quest’altro grande e fin ora ricercato tassello nella comprensione del complesso sito di Vignale. Come ogni anno con immenso dispiacere a fine di questa campagna di scavo abbiamo sospeso i lavori e dopo aver documentato in modo accurato e scrupoloso, nell’attesa di indagare e far riemergere il resto delle strutture dal campo di Vignale, ci aspetta un inverno per studiare e cercare di riportare a nuova vita quelle che un tempo dovevano essere delle lussuosissime terme.

Leonardo Mancuso 

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