Quando si parla di ricerca archeologica, una delle prime domande che ci si pone suona più o meno: “Sì, bello…. ma quanto costa?”.

Mai o quasi mai il ragionamento prende invece un’altra piega: “Bello… chissà quanto vale…”.

Il problema è che – complice la grande crisi, ma complici anche molte altre cose -, nel nostro modo di pensare attuale la paura dei costi da sostenere finisce sempre per prevalere sul valore da produrre.

E questo non è davvero un buon modo per affrontare la questione, perché a furia di tagliare più o meno brutalmente i costi, finiremo per metterci in condizione di non poter più produrre valore.

E allora sì che la crisi si avviterà su se stessa e saranno dolori per tutti.

Per questo motivo, a Vignale, pur essendo attentissimi a contenere al minimo i costi (non a caso, al timone della barca c’è comunque un genovese…), stiamo cercando di lavorare soprattutto sulla prospettiva di creare valore aggiunto.

O meglio, creare valori aggiunti: perché, in una operazione culturale complessa come una ricerca archeologica attiva su un territorio da diversi anni, i valori aggiunti che si possono produrre sono molti.

E dato che quello di Vignale è comunque uno scavo gestito da una Università, uno dei principali valori aggiunti è costituito dalla formazione.

A Vignale imparano tutti. Imparano in primo luogo gli studenti dell’Università di Siena e quelli di altre università italiane, che ospitiamo anno dopo anno sempre più numerosi. Imparano il “mestiere dell’archeologo” – lo scavo, la documentazione, lo studio dei materiali – e imparano i nuovi “mestieri” della professione archeologica (la comunicazione, la mediazione culturale, la prospettiva sociale).

Ma imparano soprattutto quei saperi trasversali che oggi più che mai sono importanti nel costruire una ipotesi di futuro nel mondo complicato del lavoro attuale. Imparano ad analizzare i problemi e a immaginare soluzioni concrete e sostenibili; imparano a comunicare e a sostenere le proprie idee; imparano a lavorare in gruppo, costruendo insieme nuove occasioni di lavoro.

Ma a Vignale imparano anche coloro che studenti non sono più ormai da tempo. Imparano gli archeologi formati, che mettono continuamente in discussione le procedure e i piccoli e grandi “dogmi” del mestiere per cercare di renderlo sempre più aderente alla domanda di partecipazione che ci viene dalla comunità che ci sostiene.

E imparano, giorno per giorno, anche quelli che c’erano dal primo momento, che, anno dopo anno, fanno tesoro di quella straordinaria avventura intellettuale che è il coordinare il lavoro collaborativo e creativo di tante persone.

Enrico

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