Uomini e Cose a Vignale non può non essere un progetto social network oriented.
Intanto per una banalissima ragione cronologica: il progetto e il più importante e diffuso dei social network sono assolutamente coetanei (entrambi sono nati nel 2004) e, come si conviene tra coetanei, sono stati bambini insieme e insieme sono cresciuti.
E poi perché un progetto che vuole parlare agli uomini (e, beninteso, alle donne e ai bambini), con gli uomini e degli uomini non può oggi prescindere da uno strumento di comunicazione così potente, ma anche così problematico e, per questo, interessante.

Interessante perché i social network sono sempre di più, sempre più differenziati, ciascuno con il suo linguaggio specifico, con le sue regole del gioco che devono essere conosciute e magari anche un po’ dominate.
Interessante perché gli attori nello scenario di un social network sono tanti, hanno età e linguaggi diversi e hanno soprattutto ruoli diversi, ma devono trovare una strada per comunicare tra loro.
Interessante, infine, perché un social network mescola naturalmente i ruoli: non ci sono più comunicatori da un lato (gli archeologi che producono una informazione e la trasmettono, per quello ci sono i siti web) e riceventi dall’altro (il pubblico genericamente inteso). Ci sono invece relazioni complesse di molti verso molti, c’è il coagularsi progressivo di un gruppo di interesse e dello stratificarsi delle informazioni: delle informazioni distribuite nella rete e delle conoscenze e delle competenze all’interno di una comunità progressivamente più vasta.
Da questo punto di vista, la potenza propria dei social network di aggregare intorno al progetto nuove persone e, contemporaneamente, di far crescere il livello di interazione di ciascuno con il progetto stesso è realmente impressionante.
Per un progetto che vuole programmaticamente essere inclusivo, una piattaforma social è dunque un perfetto compagno di strada.
I numeri parlano da soli: ogni volta che scriviamo un post o pubblichiamo una fotografia con essi interagiscono – ovviamente a livello di consapevolezza diverso, ma tendenzialmente crescente – qualche centinaio o qualche migliaio di persone. E lo strumento delle condivisioni fa sì che la platea si allarghi ogni giorno di più.
E in parallelo con la quantità dell’interazione cresce tendenzialmente anche la sua qualità: parliamo con sempre più persone e parliamo sempre “meglio” con queste persone, coinvolgendole sempre più attivamente nel nostro progetto.

Va da sé che non è tutto oro quel che lucicca sotto le insegne dei nostri social, ma questa forma di partecipazione diretta alla vita quotidiana ci piace molto. Davvero molto.

Enrico

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